«Il Tirreno», Cultura & Spettacoli, 2
febbraio 2000«In nome di sua maestà
»
ritrovato il passaporto di Puccini
Il documento
risale agli anni '20 ed era nascosto
in fondo ad un baule sotto lettere e spartiti
IMPERIA. Era custodito in
fondo ad un baule, sepolto da centinaia di antichi
spartiti musicali e da altrettante lettere di musicisti,
custodito nel museo della canzone di Vallecrosia, in
Liguria.
È il passaporto datato 1919 di Giacomo Puccini,
probabilmente il documento utilizzato per l'ultimo
viaggio del maestro prima della morte. Il ritrovamento
del documento di cui non si conosceva l'esistenza è
stato fatto da Erio Tripodi, ideatore e presidente del
Museo, che in questi giorni stava riordinando parte del
materiale accumulato nella struttura museale.
Rilasciato dalla Questura di Lucca, «in nome di Sua
Maestà Vittorio Emanuele III» il 17 settembre 1919 con
validità per Monaco di Baviera e Vienna, a
«Puccini comm. Giacomo fu Michele e fu
Magi Albina, nato a Lucca il 23 dicembre
1958, residente a Viareggio di Lucca, di professione
maestro di musica», il documento riporta interessanti
connotati del compositore: alto 1.75, anni 62,
fronte alta, occhi castani, naso regolare, bocca
regolare, capelli brizzolati, barba rasa, baffi
piccoli, colorito roseo, segni particolari nessuno. Nelle
pagine successive il passaporto presenta aggiornamenti
con visti del Consolato di Spagna e del Commissariato del
Tarvisio (5 ottobre 1920) e di Vicenza (29 novembre
1920), mentre al 14 marzo 1921 è datato il rilascio, da
parte del questore di Milano, del visto per Montecarlo
valido per un anno, confermato dal Consolato Generale di
Francia. La questura di Lucca aggiunse poi il visto per
Monaco di Baviera, Ceco Slovacchia (così nel testo) e
Austria il 5 luglio 1921. Erano gli anni in cui Puccini
compose l'Inno a Roma (1919) su testo di Fausto
Salvadori, dedicato alla principessa Jolanda di Savoia, e
cominciò a pensare a Turandot. In quegli stessi
anni il compositore si mosse spesso in Europa per seguire
la messa in scena delle sue opere e per ascoltare le
nuove produzioni musicali dei colleghi.
Il passaporto dovrebbe essere il documento utilizzato nel
1922 [ma l'episodio avvenne a Ingolstadt nel 1923-ndr]
da Puccini per l'ultimo viaggio in Germania, quando,
mangiando un'oca, fu ferito alla gola da un ossicino.
Quella lesione, in una gola già malata (Puccini era un
fumatore incallito) potrebbe essere stata la causa del
tumore che lo uccise due anni più tardi a Bruxelles.
Insieme al passaporto nel Museo della canzone di
Vallecrosia Erio Tripodi ha rinvenuto anche una lettera
di Puccini ad Enrico Caruso, datata 28 febbraio 1908, ed
una fotografia autografata dal compositore.
|