Cattedrale di S. Martino

In questa splendida Cattedrale intitolata a S. Martino tutti gli antenati di Giacomo Puccini avevano svolto una parte considerevole della loro attività, come organisti, compositori e concertatori. Vale la pena di ricordare che la chiesa era dotata allora di due splendidi strumenti, oggi disgraziatamente smontati, dei quali rimangono visibili le cantorie e le canne di facciata: uno quattrocentesco di Domenico di Lorenzo in cornu epistolae - a destra di chi guarda l'altar maggiore - l'altro seicentesco di Cosimo e Andrea Ravani in cornu evangelii - a sinistra.
Soprattutto le feste per la Santa Croce, il 13 e 14 settembre di ogni anno, avevano visto un monopolio assoluto prima di Giacomo senior e poi di Antonio, in seguito l'esecuzione di composizioni importanti, per solisti, doppio coro e doppia orchestra, di almeno un Puccini. Quando Giacomo cominciò dai primi anni '70 a prendere parte personalmente alle musiche di Santa Croce, come fanciullo cantore, poi assistente per il I coro e organista supplente, le grandiose composizioni liturgiche di suo padre Michele erano ancora ben presenti nella memoria dei lucchesi. Giacomo non era mai riuscito a ottenere la carica di organista, occupata da un Puccini ininterrottamente per 124 anni - dal 1740 fino alla morte di Michele nel 1864 - per la scarsa capacità di valutazione dei membri di una commissione, cui l'Opera di S. Croce aveva demandato la decisione, ma ricordava sempre le sue prime partecipazioni e non mancava di interessarsi alle musiche che si eseguivano. Infatti di quelle parlava con l'amico Gustavo Giovannetti e nel settembre 1887, per esempio, scriveva al cognato Raffaello Franceschini, con la sua consueta capacità di mescolare sacro e profano: "Ditemi che cosa c'è di nuovo a Lucca e che musiche fanno per Santa Croce e tutto ciò che è accaduto, morti, stupri, furti, adulteri, pecoreri."